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Francesco ascolta un angelo suonare la cetra

Accanto allo Speco, Francesco si ammalò. La predicazione l'aveva fiaccato duramente. Quassù, dove le pietre cadono già squadrate dagli scogli, era più povero tirar su un muro che una capanna. E i frati, per curare e riparar meglio il Santo, gli prepararono una celletta di pietre. Perché, poi, non si tormentasse per l'impossibilità di scendere giù sotto con gli altri nella chiesetta di S. Silvestro, gli fecero a lato - sull'orlo del dirupo - anche un piccolo oratorio. Pure immobile nella cella, Francesco poteva, così vicino, partecipare alla preghiera comune dei frati e, non appena potè, gli riuscì più agevole trascinarsi lì accanto anche lui. Dalla colonna di roccia che veglia il ripiano, una notte, quando il Santo, lancinato fin nell'anima dalla sofferenza, desiderò, come un fanciullo, un pò di conforto spirituale, gli giunse improvviso il suono di una cetra angelica.

(estratto da "Lo Speco di Narni, luogo inedito di S. Francesco" di G. Mancini, p. 24)


Sebbene nelle fonti non c’è riscontro esatto riguardo il luogo dell’accaduto, forte è nella tradizione la collocazione di questo episodio allo Speco. Infatti, subito dopo la narrazione del miracolo del vino, san Bonaventura inserisce questo racconto, che invece Tommaso da Celano colloca a Rieti. Riteniamo comunque necessario inserire questo fatto tra la storia dello Speco, anche perché non si può escludere che realmente questa visione non si sia verificata anche qui (la tradizione popolare si è spesso dimostrata più attendibile di quanto noi moderni non pensiamo).

Dalla “Leggenda Maggiore” di san Bonaventura

[FF 1100] Ma non soltanto la creatura si piegava al cenno del servo di Dio: anche il provvido Creatore di tutte le cose accondiscendeva ai suoi desideri. Una volta il Santo, prostrato da molte malattie insieme, sentì il desiderio di un po' di bella musica, che gli ridonasse la gioia dello spirito. Convenienza e decoro non permettevano che ciò avvenisse ad opera degli uomini -- e allora intervennero gli Angeli compiacenti a realizzare il suo desiderio. Infatti, una notte, mentre vegliava in meditazione, improvvisamente sentì una cetra suonare con un'armonia meravigliosa e una melodia dolcissima. Non si vedeva nessuno, ma si avvertiva benissimo l'andare e venire del citaredo dal variare del suono, che ora proveniva da una parte ed ora dall'altra. Rapito in Dio, a quel canto melodioso, fu invaso da tanta dolcezza che credette di trovarsi nell'altro mondo. L'avvenimento non sfuggì ai frati suoi familiari. Essi, d'altronde, sapevano da indizi sicuri che il Signore veniva spesso a visitarlo, donandogli consolazioni così sovrabbondanti che non riusciva a tenerle completamente nascoste.



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