Google Translator

Uno sguardo d'insieme...

L'oratorio di San Silvestro

Appena giunto quassù Francesco trovò questo piccolo oratorio dedicato al papa S. Silvestro, costruito dai monaci benedettini intorno al Mille. Il luogo rupestre e solitario lo aveva già invitato a sostare, ma l'inaspettata presenza della chiesina lo convinse a trattenersi per un periodo prolungato. Tra i silenzi della boscaglia, il Santo e i suoi compagni si dedicavano ciascuno personalmente alla contemplazione; poi, al termine della giornata, si ritrovavano in questo luogo a lodare insieme il Signore. E da allora - sino alla fine del Cinquecento - la cappellina è rimasta il luogo della preghiera della comunità francescana dello Speco. Sono numerose le testimonianze di santità raccolte in questo luogo, come ad esempio quella del beato Pietro da Rieti.

Il pozzo dell'acqua e il miracolo del vino

Dietro l'abside dell'oratorio di San Silvestro, Francesco ritrovò questo pozzo, nella quale i monaci benedettini raccoglievano l'acqua piovana. Dal pozzo fu attinta l'acqua che, per il Santo sofferente, si mutò in vino. Per questo motivo il pozzo fu chiamato, più tardi, "di san Francesco".

Narra Tommaso da Celano, primo biografo del Poverello di Assisi: «Nel tempo in cui presso l’eremo di Sant’Urbano era afflitto da gravissima malattia, san Francesco chiese con languida voce del vino, ma gli fu risposto che non c’era da dargliene. Volle allora che portassero dell’acqua, e quando gli fu recata la benedisse col segno della croce. Subito quell’elemento, cambiando specie, perdette il proprio sapore e ne acquistò un altro. Divenne ottimo vino ciò che era acqua pura, e quanto non potè la povertà, lo offerse la santità. Gustatone, l’uomo di Dio risanò con tanta prestezza, che se della meravigliosa guarigione fu causa quel cambiamento, del mirabile cambiamento stesso fu testimone la mirabile guarigione». [FF 839] Proprio a motivo di questo avvenimento, come afferma Bartolomeo da Pisa: "Qui il francescanesimo ebbe dunque la sua Cana".

Lo Speco del Santo

E' la fenditura (specus) che ha dato il nome al Santuario. Questa spaccatura della roccia, che si inoltra per diversi metri, impressionò a tal punto il Santo che divenne la sua dimora prediletta. Entrato nella profondità buia, con le mani tese fra le pietre mosse e spaccate, egli sentì il richiamo della Passione di Cristo quando la terra tremò e le rocce si spezzarono. Lo Speco è sacro: qui Francesco riempiva la solitudine coi sospiri, bagnava la terra di lacrime, si batteva il petto, mandava lamenti a gran voce sulla Passione del Salvatore, come se questi fosse stato vivo dinanzi a lui.

L'oratorio di San Francesco, la cella e la colonna dell'Angelo

Accanto allo Speco Francesco si ammalò. E i frati, per curarlo e garantirgli un riparo, gli prepararono una celletta di pietre e un letto di legno. Si tratta di una commovente eccezione, poiché - in genere - i suoi luoghi preferiti erano la nuda terra e la roccia. La premura dei suoi frati finì, questa volta, per averla vinta sulla sua penitenza. Affinchè non si tormentasse per l'impossibilità di scendere con gli altri compagni nella chiesetta di San Silvestro, sull'orlo del dirupo gli costruirono anche un piccolo oratorio. Da quando poté levarsi dal suo giaciglio, stare in preghiera nell'oratorio vicino, fu l'occupazione e il riposo dei giorni di convalescenza di San Francesco. Dalla colonna di roccia che domina il ripiano, una notte, quando il Santo piegato fin nell'anima dalla sofferenza desiderò un pò di conforto spirituale, gli giunse improvviso il suono di una cetra angelica.

Il castagno di San Francesco

Quando Francesco lasciò lo Speco doveva appoggiarsi ancora ad un bastone, a causa della sua infermità. Volse allora lo sguardo attorno a sé, ammirando le colline rocciose e verdeggianti; poi, preso da un'idea improvvisa, si chinò sulla terra del bosco e vi piantò il suo bastone. Questo germogliò e crebbe. E' ora un castagno secolare. I pellegrini ne raccolgono ancora i frutti con fede e devozione.

La grotta di San Bernardino e di Sant'Antonio

La grotta di San Bernardino da Siena è una nicchia ricavata nella roccia, dove incontriamo  il primo segno di uno dei figli più illustri di San Francesco. Bernardino, che ebbe come nessun altro la passione dell'Osservanza e della vita francescana, qui celebrò la S. Messa e tenne alcune sue famose predicazioni; volle ripetere a voce alta quello che il Poverello d'Assisi continua a ricordarci con la sua vita: è nei romitori piccoli e appartati che si custodisce e si alimenta la spiritualità francescana.

La grotta di Sant'Antonio da Padova non è aperta al pubblico perché collocata nello spazio riservato alla comunità religiosa, ma merita comunque di essere descritta. Frate Antonio, risalendo dalla Sicilia verso Assisi per il Capitolo delle Stuoie, sostò quassù nel 1221.

Il conventino e l'antico refettorio

Partito il Padre San Francesco, in questo luogo si stabilirono i suoi frati, lasciandovi un segno devoto d'una presenza crescente. A fianco del nucleo primitivo, si sviluppò la costruzione orizzontale, in cui trovò posto il Noviziato dell'epoca di San Bernardino da Siena. Nella parte sottostante, invece, troviamo il refettorio quattrocentesco, dove la piccola fraternità consumava i pasti e si radunava a capitolo. Ambiente modesto, basso, dal soffitto di tavole e travi: ha un tono sobrio, non privo tuttavia di un certo decoro. A destra dell'ingresso, un lavello di ruvida fattura. Una pietà all'antico modo francescano e una Croce nuda dai chiodi marcati - sulle pareti - testimoniano ancora il legame operoso tra i frati ritirati quassù e l'attività sociale e religiosa, di pace e di riscatto dei poveri, degli altri loro fratelli fondatori e diffusori dei Monti di Pietà.

Tra il Cinque e il Settecento, vi si aggiunsero, ai lati, gli edifici della chiesa, da una parte, e, dall'altra, i locali sopra l'oratorio di San Silvestro e il pozzo di San Francesco. Ricomprato nel 1875, dopo la soppressione italiana, il convento venne chiuso nel 1916 a causa degli eventi bellici. Frequentato solo saltuariamente nelle feste, venne poi restaurato e nuovamente abitato dai frati minori dal 1942.

La chiesa

La chiesa è frutto dell'allargamento che il conventino subì dal 1585 al Sei-Settecento, quando lo Speco assunse un ruolo importante d'ispirazione per il movimento della Riforma, cui era passato nel 1532, divenendone subito, in Umbria, quasi il simbolo. La chiesa è formata da un solo vano a volta: povera e piccola ma allo stesso tempo colma di devozione e d'amore, come voleva San Francesco. Dietro l'altare, il crocifisso ligneo cinquecentesco di buona fattura. Il tabernacolo è un prezioso lavoro in legno d'olivo di un frate artigiano del Settecento.

© Copyright Sacro Speco di San Francesco