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Perché non a noi?

Testimonianza di Patrizia e Fausto dall'epicentro italiano del Coronavirus


Siamo Patrizia e Fausto, una coppia di sposi di Bergamo. Un carissimo amico che vive al Sacro Speco di Narni, fra Luca, ci ha chiesto se eravamo disposti a dare una nostra testimonianza di come abbiamo vissuto, come coppia e come cristiani, questa esperienza surreale di pandemia all'epicentro di un incubo.

Beh, non è facile descrivere a parole cosa si è vissuto qui, soprattutto durante la fase critica di marzo. È successo tutto molto in fretta! In pochi giorni ci siamo ritrovati a non poter più uscire di casa per l’evolversi di questa terribile e mortale epidemia, non sapendo né da dove arrivasse né tanto meno come combatterlo. Per le strade il silenzio, rotto solo dalle sirene delle ambulanze e delle campane che suonano per i decessi.

Nelle prime settimane, ogni giorno, venivamo a conoscenza, tramite la televisione, di nuovi focolai, anche a pochi chilometri da noi; le scene di terapie intensive e dei pronto soccorso intasati, l’immancabile resoconto giornaliero dei morti e il martellante slogan “restate a casa”. Ci sentivamo come animali in gabbia! Con l’inizio della quarantena io [Patrizia] ho continuato a lavorare per un po', prima che chiudessero tutte le attività. Lavoro in un centro odontoiatrico, quindi ad alto rischio di contagio, da qui la grande paura di portare a casa il virus e contagiare mio marito che, avendo una severa forma di cardiopatia, è un soggetto a rischio.

In questi giorni le uniche uscite sono per andare in farmacia o per la spesa e quando si rientra, prima di riporre ogni cosa, bisogna disinfettare le confezioni con alcool o soluzioni simili. La prudenza non è mai troppa, anche se si esce obbligatoriamente con guanti e mascherina: ormai fanno parte del quotidiano!

Tanti pensieri sono passati nella nostra mente: il contagio avrebbe potuto toccare gli amici, i famigliari che non avremmo potuto più rivedere e anche noi stessi. Ci rendevamo conto che non eravamo pronti per “l’altro viaggio” senza aver chiesto perdono a chi potevamo avere offeso o evitato e tutto questo senza essere riusciti a “riconciliarci” pienamente con Dio.

Ci ha fatto fare un profondo esame di coscienza! La vita è un battito d’ali, quando te ne rendi conto, a volte, è tardi. Diciamo questo perché la nostra vita, come coppia, è stata piuttosto travagliata. Fausto, mio marito, ha subìto quattro interventi al cuore, la sua vita è stata appesa ad un filo e a causa di questo aveva perso il lavoro. Il grande desiderio di formare una famiglia è purtroppo svanito a causa di tre gravidanze perse e adesso anche questo virus.

Tante volte abbiamo chiesto a Dio: “Perché proprio a noi?”. Già! Ma perché non a noi? Noi non siamo diversi dagli altri. Siamo credenti e praticanti, la nostra fragile fede è stata messa alla prova varie volte, abbiamo ancora molto da imparare, una cosa però abbiamo sperimentato: se ci affidiamo al Signore, Egli ci dà quella forza e quel coraggio di cui abbiamo bisogno, quella Grazia che ti suggerisce di prendere in mano il S. Rosario e pregare, quella sensazione di vedere la riva mentre sei sulla barca nel mezzo della tempesta ed è nella tempesta della vita che riscopri tutto ciò.

In queste situazioni riscopriamo quanto siamo fragili e soli, siamo umani; senza la Grazia della fede la nostra vita non avrebbe senso. La fede nel Signore non ci fa più dire “perché proprio a noi” quando siamo nella tempesta, ma ci fa dire “lode a Te” quando siamo nella gioia.

In questi oltre cinquanta giorni di “clausura” abbiamo imparato a conoscere due tipi di silenzio: il primo era dettato dalla paura, mentre il secondo, con il passare del tempo e con la situazione in miglioramento, è diventato quasi un silenzio sereno, di pace. Io sono catechista; i ragazzi avrebbero dovuto fare la cresima a maggio, forse si farà ad ottobre, e spesso dico loro che solo nel silenzio possiamo ascoltare la Sua Parola, che non potrà mai parlarci nel “frastuono” della società di oggi, nella dipendenza dalle cose che il mondo ci offre e che ci impediscono di vedere oltre noi stessi. A volte fa paura ascoltarlo, ci dice cose che non vogliamo sentire.

In questi giorni, oltretutto, abbiamo cercato di occupare gran parte del tempo con varie attività: sistemare casa, curare il giardino, piantare fiori, preparare il pane, offrire qualche pietanza per qualcuno in difficoltà, telefonare ad amici e parenti, … il tutto scandito da appuntamenti fissi in TV: la S. Messa al mattino, il rosario verso sera e le varie celebrazioni pasquali, sia con il nostro vescovo che con il Santo Padre.

Ormai la nostra preghiera si è allargata a tutte quelle persone ammalate, sole, decedute o povere! Noi siamo fortunati, abbiamo una casa dove vivere, abbiamo i nostri tre “angioletti” in cielo, amici, consacrati e non, che pregano per noi e noi per loro. Il nostro pensiero va spesso a chi non ha una casa dove stare, parenti e famigliari da chiamare, anche solo per un saluto, o chi vive in paesi poveri senza la possibilità di curarsi.

Credo che il Signore abbia allargato il nostro cuore! A volte Fausto mi dice che abbiamo fatto poco per gli altri in questo momento, ma purtroppo ora non possiamo fare altrimenti. La situazione è drammatica, non si può uscire e il nostro contributo ora è quello di restare in casa e pregare per tutti. Credo che ora sia questo quello che siamo chiamati a fare nel nostro piccolo cenacolo fatto di due persone, a volte tre con mia mamma anziana.

Abbiamo vissuto nella nostra casa la Pasqua e l’esperienza di un eremo. È stata l’occasione per vivere una vera Quaresima a digiuno dell’Eucarestia, di quel pane e quel vino che, per noi cristiani, sono il corpo e il sangue di Gesù Cristo. Lui è la roccia alla quale ci possiamo aggrappare con tutta la nostra forza per non sprofondare nella palude della solitudine e in quel vuoto incolmabile che si percepisce senza la Sua presenza. Abbiamo vissuto e offerto al Signore il digiuno dalla confessione e dall’Adorazione Eucaristica per il bene di tutti, perché questa pandemia possa finire al più presto.

Anche in questa situazione la domanda che ci siamo posti è: “Chi ci potrà allontanare da Lui?”. Lo ringraziamo per ogni giorno trascorso insieme e per il coraggio e la forza che ci dà per portare le nostre croci perché è qui che abbiamo la certezza che Lui è con noi. Lo ringraziamo per le nostre famiglie, anche se con questo virus abbiamo avuto qualche ricovero e qualche perdita, Lui che si è abbassato su di noi e ci ha presi per mano, nonostante la nostra miseria: la Misericordia ha incontrato ancora una volta la miseria!

Chiediamo al Signore e alla Sua potente Madre di illuminarci sempre il cammino per far sì che non ci perdiamo nei meandri della vita. Che questo tempo di “clausura” sia per tutti un’occasione per guardarsi dentro e dare un senso alla propria vita.

Con affetto
Patrizia e Fausto

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