Servire è regnare

Testimonianza di Marco sul Capodanno vissuto al Sacro Speco


Guardiamo a te che sei maestro e Signore,
chinato a terra stai ci mostri che l'amore
è cingersi il grembiule, sapersi inginocchiare,
ci insegni che amare è servire.

Fa’ che impariamo Signore da te
che il più grande è chi più sa servire,
chi si abbassa e chi si sa piegare,
perché grande è soltanto l'amore.

E ti vediamo poi maestro e Signore,
che lavi i piedi a noi che siamo tue creature,
e cinto del grembiule che è il manto tuo regale
ci insegni che servire è regnare.

Fa’ che impariamo Signore da te
che il più grande è chi più sa servire,
chi si abbassa e chi si sa piegare,
perché grande è soltanto l'amore.

Ho deciso di iniziare la mia riflessione con il testo di un canto (“Servire è regnare”) che ci è stato proposto durante la veglia perché mi pare possa esprimere in pienezza quanto accaduto la sera del 31 dicembre al Sacro Speco di Narni.

Insieme a mia moglie Ilaria e ad un frate della mia città, Fra Celestino, sono stato ospite del Sacro Speco per alcuni giorni, proprio in coincidenza con il capodanno 2018. La veglia del 31 dicembre è stata perciò soltanto uno dei momenti vissuti all’interno di un tempo più ampio condiviso con i frati. Un momento che però ha sintetizzato quanto vissuto e sperimentato nei giorni precedenti. Diciamo così: un momento certamente speciale, ma in assoluta continuità con la vita quotidiana vissuta in quei giorni. Non ho visto stacchi tra quanto ci veniva detto durante la veglia e quanto ho visto all’opera nei giorni passati allo Speco con i frati.

In una frase, mi sono sentito amato durante la veglia esattamente come mi sono sentito amato in tutti gli altri momenti. Nessuna differenza. La veglia è stata la cifra di una quotidianità vissuta allo stesso modo.

Sono stato particolarmente felice di essere stato presente per moltissimi motivi: un po’ perché di mio non sono un grande “festaiolo”, un po’ perché per temperamento preferisco fare le cose nel modo più semplice possibile, un po’ anche perché prediligo gli ambienti riservati e non caotici, con un numero di persone contenuto. Un po’ tutte queste cose, certo. Ma il vero motivo della mia gioia per essere stato partecipe della veglia – parafrasando un’espressione del frate guardiano del convento della mia città, Pavia – è stato che si è fatta festa con la presenza del Festeggiato. La veglia “itinerante” per i diversi luoghi del convento (cappella di San Silvestro, refettorio antico, pozzo del miracolo, chiesa), guidata dalla presenza dei santi che lo abitano (Francesco, certamente, ma anche Silvestro, il titolare della cappellina benedettina dove Francesco pregava), ha avuto il Signore come centro “fisso” a cui guardare.

Attraverso le vicende significative di questi santi, i frati ci hanno permesso di rendere grazie al Signore per quello che abbiamo ricevuto lungo questo anno, invitandoci a fare memoria con maggiore insistenza che tutto quanto abbiamo, e tutto quello che siamo, viene da Lui. Invitandoci soprattutto, come ha detto Padre Claudio, a non avere paura di quello che siamo “perché Dio ama la nostra miseria”, come luogo privilegiato dell’incontro con Lui. Così ci insegna Francesco nel suo Testamento: “essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo”. L’accettazione di quel che siamo, della nostra incapacità, della nostra piccolezza, anche di quel che ci fa schifo (come i lebbrosi per Francesco), è il momento privilegiato per accogliere il fatto che siamo creature, cioè che abbiamo bisogno. E per scoprire che siamo figli amati. E lo stesso Francesco ci insegna la strada: usare misericordia, cioè servire. Ecco perché ho voluto iniziare con il testo del canto “Servire è regnare”.

E la conclusione della veglia è stata la sintesi di tutto questo: un momento di adorazione, inginocchiati davanti al Santissimo, Colui che con il suo sacrificio ci ha veramente mostrato che amare è servire, e che qui sta la pienezza della vita. “Fa’ che impariamo Signore da te che il più grande è chi più sa servire, chi si abbassa e chi si sa piegare, perché grande è soltanto l'amore”.

Buon 2018 a tutti!

Marco da Pavia

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