San Francesco da Terni
ai grandi orizzonti
della carità e della verità


Una delle fonti più autorevoli inerenti a san Francesco, ossia la Compilazione d’Assisi, narra che un giorno l’Assisiate giunse a Terni e come suo solito cominciò a predicare in piazza richiamando dai vizi e esortando a vivere virtuosamente. Il suo parlare non era secondo lo stile dell’arte di predicare che si soffermava sui diversi significati della Bibbia, ma secondo l’ars concionandi – da concione cioè discorso a una convocazione popolare – ossia del parlare di coloro che arringano la folla cercando di catturare l’attenzione delle persone. Il brano della suddetta fonte afferma: «Una volta, mentre predicava al popolo di Terni nella piazza davanti all’episcopio, il vescovo della città , uomo dotato di discrezione e spirituale, assisteva alla predica. Quando fu terminata, il vescovo si alzò e, fra altre parole di Dio che rivolse al popolo, disse anche questo: “Da quando cominciò a piantare e edificare la sua Chiesa, il Signore non ha mai cessato di inviare uomini santi, che la adornassero con la parola e con l’esempio. E in questi ultimi tempi egli ha voluto illuminarla per mezzo di questo poverello, uomo d’umile aspetto e senza cultura [e mostrava con il dito il beato Francesco a tutto il popolo]. Per questo siete tenuti ad amare e onorare il Signore, e a guardarvi dai peccati: poiché non ha fatto così con nessun popolo”. Concluso che ebbe il discorso, il vescovo scese dal luogo dove aveva parlato ed entrò con il beato Francesco nella chiesa cattedrale. Allora il beato Francesco si inchinò davanti al vescovo e si prostrò ai suoi piedi dicendo: “In verità ti dico, signor vescovo, che finora nessuno mi ha fatto a questo mondo un onore grande come quello che oggi tu mi hai fatto. Gli altri dicono: ‘Questo è un uomo santo!’, attribuendo gloria e santità alla creatura e non al Creatore. Ma tu, da uomo discreto, hai separato la materia preziosa da quella vile”».

Sta di fatto che il passaggio di frate Francesco nel territorio di Terni non solò lasciò un ricordo ma affascinò alcuni che vollero seguirlo fino alla Porziuncola presso Assisi per diventare frati minori. Da lì furono inviati ad annunciare il Vangelo tra i non cristiani del Marocco dove furono uccisi; la loro vicenda sembrava un fallimento ma in realtà era l’inizio di una grande avventura. Infatti un canonico agostiniano, Fernando da Lisbona, vedendo i loro corpi straziati, volle anche lui diventare frate minore assumendo il nome di Antonio. Raggiunta l’Italia fu inviato dallo stesso Francesco a predicare nel Nord Italia cosa che fece fino a quando morì a Padova nel 1230. E così quella venuta di san Francesco a Terni produsse molto frutto perché grazie ad essa il sangue dei protomartiri francescani oriundi del territorio ternano divenne il seme della vocazione francescana di sant’Antonio di Padova, attualmente venerato il tutto il mondo anche da mussulmani e altri non cristiani. Veramente il passaggio del Santo a Terni e dintorni aprì il territorio ai grandi orizzonti della carità e della verità.


Pietro Messa, ofm

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